
Il ferragosto messinese è tra le feste più singolari del mondo, riportate dai nostri emigrati in America e Australia. Riuniti presso le proprie Associazioni cominciano a raccontare quel fatidico giorno siciliano.

È vero che all’estero il Ferragosto non è una festa commemorativa come in Italia, ma le comunità internazionali dei nostri connazionali amano ricordare le storie e le leggende del caratteristico mezz’agosto della loro madre patria. Il ferragosto messinese è tra le feste più singolari del mondo e riportate dai nostri emigrati in America e Australia. Riuniti presso le proprie Associazioni cominciano a raccontare quel fatidico giorno siciliano. Si comincia con la narrazione culinaria. Riferiscono che, oltre al pranzo tradizionale, in cui primeggia la tipica pasta ‘ncaciata e il pollo (u iadduzzu) con patate, segue l’anguria e il tipico dolce, bianco e nero. È tradizione festeggiarlo in famiglia, ma anche tra amici. È usuale, sottolineano, per i Messinesi celebrarlo con le figure dei Giganti e la processione della Vara. “U Gilanti e a Gilantissa” sono statue gigantesche, traportate su grandi ruote per le vie della città il giorno antecedente al ferragosto. Considerate figure mitologiche, sono anche storiche. Il loro nome sembra derivare dal greco Kronos e Rhea, divinità greche, poi per i latini divenuti Mata e Grifone. Risalgono alla fine del XVI sec., periodo di conflitti tra Messina e Palermo, per la funzione della città-capitale della Sicilia.
I due simboli messinesi: Mata e Grifone sono raffigurati con due statue enormi di legno che superano gli otto metri d’altezza. Zanclo o Grifone cavalca un cavallo nero. La sua testa è quella di un moro, incoronata da foglie di alloro; alle orecchie indossa orecchini a mezzaluna. Ha una corazza sopra una tunica bianca con bordo d’oro. Il colore della sua pelle ha fatto attribuire le sue origini turche o arabe. Il matrimonio dei due giganti ha un particolare fascino. Grifone, innamoratosi di Mata o Marta, in dialetto siciliano rafforzato Matta, avrebbe lasciato il suo paese per la prosperosa messinese, donna bianca dalle forme maestose. Mata viene raffigurata su un cavallo bianco. Racconta la leggenda che quest’ultima, di animo sensibile e generoso, aiutasse i cittadini Messinesi, preservandoli dagli attacchi di Grifone, che al contrario era burbero e malvagio. Ogni qualvolta egli usciva, così come da leggenda, terrorizzava chiunque. Mata suonava le campane della Chiesa di Camaro per fare sfuggire i cittadini alle razzie di Grifone. La tradizione la vuole nativa di Camaro, sobborgo cittadino sul torrente Camaro. Durante lo sfoggio dei due giganti per le vie della città era solito farli seguire da un’altra macchina, con la figura di un cammello. Il tutto farebbe ricordare la venuta a Messina di Ruggero d’Altavilla su un dromedario dopo la sconfitta degli arabi. Il racconto tramandato dai nonni italiani non fa dimenticare nè le proprie origini, nè le radici che li accomunano insieme in fantasmagorici pranzi conviviali, che si ripetono puntualmente ogni anno.
Che il Ferragosto torni a dare il senso della socialità in ogni parte del mondo e faccia rivivere, oltre che la fede popolare, anche le tradizioni più belle di ciascun paese, traccia e impronta di storie tramandate nei secoli e mai cancellate, nè in America, nè in Australia, divenendo traccia indelebile di ricordi.
Ketty Millecro



