
Emanuele Pagliuca, l’eclettico batterista di Mestre, figlio di Tony, noto compositore-tastierista di “ Le Orme”, stupisce per la sua energica eleganza. Ha studiato presso il Conservatorio di Padova, spera presto di suonare in America e persino in Australia. Obiettivo divertirsi con lo strumento e far sentire al pubblico il suo Original Groovy. Interessante il movimento delle sue mani attraverso il tocco solido, preciso e unico. Dai critici esperti internazionali è stato battezzato il “Principe delle bacchette “.

È proprio vero che un vero musicista si inchina al pubblico che ama, dove la sua arte innata diventa primaria per manifestarsi con tutta la sua energia. Quando si pensa ad un gruppo musicale, l’unico elemento insostituibile, quello che lo caratterizza per tecnica e stile è proprio il ruolo del batterista. Figura affascinante e misteriosa il personaggio che in questa occasione incontriamo su Zoom-Web, un percussionista poliedrico ed elegante di grande talento, Emanuele Pagliuca, di 34 anni, dopo il consueto rito di autorizzazione di registrazione e pubblicazione sui giornali e media del mondo, si unisce a noi come un vero friend del cuore. È nato a Mestre, ad un piccolo lembo dalla laguna veneziana. Figlio d’arte di una famiglia di musicisti professionisti; il suo papà è l’iconico Tony Pagliuca, mitico tastierista del gruppo, allora storico complesso degli anni ‘70 “ Le Orme”, che con la travolgente “Canzone d’amore” del 1976 superò le classifiche e partecipò con successo al Festivalbar, da cui nacquero altri successi indimenticabili. La mamma è Tatiana Carrer, eccezionale musicista di pianoforte, istruita dal nonno, che le ha insegnato le tecniche che la distinguono per le sue peculiarità. Tatiana, da vera artista, ha curato cori ed ora è impegnata in grossi progetti, tra cui concerti a 4 mani con il marito Tony, che da tempo non fa più parte di “ Le Orme”, ma che è un apprezzato solista. Emanuele ha anche due fratelli, Alberto di 30 anni e Celeste di 20, ambedue musicisti. Alberto, con il nome d’arte Bharto, ha studiato al Conservatorio ; suona la chitarra elettrica e con Emanuele e il padre Tony fa concerti in tutta l’Italia. La sorella Celeste di 20, più piccola di lui di 14, si divide tra lo studio del pianoforte e della batteria. Il nostro strummer, è diventato internazionale per un progetto artistico, insieme alla sua fidanzata, l’International pianista Alessia Pintossi, con la zia Claudia, appena tornate con successo dall’America. È tramite Alessia che ha potuto conoscere la Presidente AIAE, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, giornalista italoamericana ed Host del noto programma radiofonico, “Sabato Italiano” di Radio Hofstra University di New York. La Host, dalla sua forte esperienza artistica professionale, ascoltandolo e guardando i suoi video, nella sua trasmissione americana lo ha definito il “Principe delle bacchette”. È, perciò, che la Promoter italoamericana si augura che il talento del batterista italiano possa essere considerato come un tributo alla musica, non solamente nelle piazze italiane, ma anche nei palchi di New York e del mondo. Chiediamo ad Emanuele di raccontarci un po’ la sua storia, il suo approccio con la batteria e se la famiglia lo abbia mai ostacolato. Asserisce che papà non ha mai fatto resistenza sulle sue scelte, anzi ha sempre cercato di “alimentarlo”, facendolo studiare ed al momento giusto facendolo esibire insieme a lui. Gli domandiamo a quanti anni abbia cominciato a sentire il trasporto per le percussioni. Già all’età di tre anni i testimoni di nozze dei genitori gli regalarono una batteria di Mickey Mouse, da cui non si staccherà più, custodendola come un grande tesoro. Poi lo studio assiduo, ma gradito al Conservatorio di Padova. La sua vera esibizione in pubblico risale all’età di 14 anni, definita simbolica, con il papà in Abruzzo, a Pescosansonesco, un paesino vicino Rigopiano. Non ha mai dimenticato la cena con il gruppo e il profumo degli arrosticini, ma soprattutto il trionfo di sentirsi “un ragazzino tra gli adulti”. Questo è il primo concerto da professionista, mentre frequentava le scuole superiori. Papà lo aveva visto pronto; ora si fidava di portarlo a suonare con lui, protagonista delle sue fantastiche mani, elegante e sicuro di sè. La batteria dà vita ad Emanuele, giovane dagli occhi teneri e sinceri. Si sente libero di esprimersi con la sua adorata compagna di vita artistica, che lo ha conquistato immediatamente. Incline ad altri strumenti chitarra, pianoforte, ma sceglie lei, la batteria, come fosse la donna della sua vita. La sua passione, la spinta che lo ha portato a credere in se stesso, lo ha trovato attraverso il coraggio di studiare assiduamente, dunque migliorarsi per emergere. Nasce così l’assolo di batteria, far vedere che è arrivato il momento di mostrarsi ed avere un riconoscimento, una propria identità. Conferma che il suo stile è “ibrido”, cresciuto con la musica degli anni ‘70, istintiva, che non richiedeva la perizia del pop. Era una musica focosa, il cui colore veniva dato dallo stile e tecnica del batterista. Nel suo cammino degli studi ha limato il superfluo, lasciando l’essenziale, dal pop ed anche al metal per arrivare al raffinato Jazz. Gli chiediamo chi sia stato il suo primo maestro, il giovane strummer risponde Lorenzo Terminelli, il batterista che collaborava con “Le Orme”; poi Davide Ragazzoni che è stato anche suo insegnante al Conservatorio di Padova. Più avanti ci sono state figure sempre più importanti, il M.stro Mauro Beggio, M.stro Bruno Farinelli e il suo mentore M. stro Gottardo Paganin, percussionista del “Teatro La Fenice” di Venezia. È con lui che si è aperto un mondo, quel mondo artistico, pieno di magia, scrigno di ricordi e dei suoi sogni. Si sente fiero di avere una formazione variegata; grazie ai personaggi famosi che ha conosciuto tramite suo papà, artisti di grande spessore artistico, come il M.stro GianPiero Reverberi, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista italiano. Di lui ricorda che quando era alle superiori, un giorno a casa lo sentì suonare. Lo ascoltò con un “bene, bene”. La volta successiva tornò a casa di Emanuele e gli portò in dono parecchi CD, raccomandandogli di studiare bene su quelli, come palestra-studio per la batteria. Questo episodio non lo ha mai più dimenticato. Questo autentico giovane, interessante e genuino artista, sta lavorando con il gruppo Bharto, dallo “stage name” di suo fratello, per un progetto pop, con il chitarrista Vanni Tonon e con il progetto di Alessia Pintossi, sua fidanzata. Mauro Beggio ed Ellade Bandini restano sempre le figure storicamente di ispirazione in tanti stili. Emanuele non ha ambizioni commerciali ma il suo desiderio più grande sarebbe quello di suonare all’Arena di Verona e di poter incontrare un giorno il pianista armeno, Tigran Hamasyan. Siamo all’epilogo dell’intervista e lo strummer così si esprime “il posto nel mondo della musica lo raggiunge chi trova l’originalità senza essere una copia di altri”. Poi con la maturità che lo contraddistingue afferma: “È una sottrazione di ciò che è superfluo e rimanere unici. In questo mondo è facile sentirsi in difetto, ma non bisogna perdere” . Agli italiani all’estero raccomanda di non dimenticare le tradizioni della nostra Italia, perché gli italiani nel mondo devono essere orgogliosi delle proprie caratteristiche e usanze. Invita tutti ad ascoltare la sua musica e le sue percussioni dettate da quell’immensa energia che viene dal profondo delle sue viscere. https://www.instagram.com/emanuele.pagliuca/ L’ultima frase di chiusura di Emanuele Pagliuca è una considerazione che la musica è una grande risorsa della vita, che come un dono si propina al servizio di chi si sente solo un artista vero.



