
Marisa Cipriano Gambino, da Avellino a New York, con il cuore di una donna del sud-Italia, legata per sempre alla Campania. Il 17 marzo 1972, dopo cinque anni dalla richiesta, giunge con il resto della famiglia nella “terra promessa”. Presidente OSDIA della Glen Cove Lodge Association, il cui mandato scadrà in marzo 2026, dove tanti spererebbero in una sua prossima elezione a President Glen Cove Lodge, la più antica di Long Island.

L’intervista con l’italoamericana Marisa Cipriano Gambino si presenta peculiare ed esclusiva. In splendida forma, di una simpatia accattivante, la nostra ospite ci rivela di essere arrivata dall’Italia all’età di 9 anni. Il suo paese d’origine è Avellino, con il cuore di un’avellinese, legata per sempre alla Campania. Non fu un momento molto bello quello. La bimbetta lasciava la sua casa, la sua bambola, i suoi giochi e intraprendeva una via sconosciuta in un paese lontano e per lei indefinito. Con il cuore spezzato dal dolore di dover lasciare le sue amichette e i parenti partiva in un luogo tanto distante dal suo. I genitori, papà Michele e mamma Antonia, con i figli Evelina e Marciano, più grandi di lei, avevano deciso di cercare fortuna in America. Il babbo era un umile agricoltore, che spesso si era trovato in difficoltà economiche, dato che il Sud-Italia non offre gran lavoro. Portare avanti una famiglia è assai difficile, ma Michele, come un comandante coraggioso che guida una nave in tempesta, prende in mano il timone e guida i familiari negli States. Partono in aereo ed il 17 marzo 1972, dopo cinque anni dalla richiesta, giungono nella “terra promessa”. Marisa Cipriano non ricorda di aver visto i grattacieli, perché il primo luogo che rammenta è Long Island, presso New York. Ciò che le è rimasto indelebile sono state le grandiose strade e le enormi automobili americane. Quanto tempo era passato prima di ottenere il permesso per emigrare! Era stata la sorella di suo papà a fare richiesta di richiamo, ma infinita la burocrazia. Una trafila interminabile di documenti, tante carte che dovevano essere compilate a regola d’arte, vaccinazioni e dichiarazioni delle malattie contratte. Nel 1969 la zia di Marisa, per facilitare la loro venuta negli USA, aveva dovuto versare in banca una somma di 500 dollari, cifra esosa per quel periodo, con lo scopo di rendere meno difficile il primo approdo. Suo papà non aveva ancora un lavoro, ma non fu difficile trovarlo come muratore. La mamma, invece, si adattò con lavoretti da sarta ed in seguito assunta in una fabbrica, dove facevano circuiti per televisione e computer. Marisa e i suoi fratelli cominciano a frequentare le scuole. Difficoltà iniziali per l’inglese e moltissimi sacrifici per la scalata sociale. Certo, aveva stretto anche belle e nuove amicizie, ma non c’era tempo per le frequentazioni. La famiglia prima di tutto, la sua, quella che con titani sacrifici l’aveva mantenuta agli studi e che con coraggio le aveva consentito un lavoro dignitoso in terra straniera. Lei, è vero, dopo 53 anni si ritiene italoamericana, ma Marisa Cipriano ha l’Italia scolpita nel cuore, quel profondo “stivale”, col tacco signorile che ama perdutamente. Negli anni è diventata una Practive Manager Pharmacist e si è formata alla St. John’s University. È stata inserita dal papà nelle più importanti Associations italoamericane. È Presidente OSDIA della Glen Cove Lodge Association, il cui mandato scadrà in marzo 2026, dove tanti spererebbero in una sua prossima elezione. La Glen Cove Lodge è la più antica di Long Island. A New York ce ne sono 56, ma Marisa ha incrementato la presenza di circa 75 persone dal suo mandato, dei quali molti sono di Avellino. Fa moltissimo volontariato insieme al marito Dott. Charles Gambino, di origini siciliane, di Palermo, che insieme a lei contribuisce a promuovere il patrimonio culturale italiano. Le chiediamo come si siano conosciuti. Ci racconta che un giorno di tanti anni fa, una vicina di casa, segretaria del medico, voleva farglielo conoscere, perché di origini italiane, ma l’occasione sembrava non arrivare. Finalmente la conoscenza, ma inizialmente nessuno dei due era intenzionato ad intraprendere una relazione amorosa. Nasce in seguito il sentimento, che si trasforma in amore. Si sposano e dall’unione nascono due figlie meravigliose: Francesca, fisioterapista e Antonia, ricercatrice in neurologia. Il Dott. Charles Gambino, oltre a ricordarci con le sue origini la bella terra siciliana, di Palermo, è un bravissimo e medico altruista preparato. Ogni mese in Glen Cove si tiene un convegno che riunisce tutti gli associati. Durante le riunioni, dove si discute amichevolmente, si organizzano pranzi, cene. Nelle feste accompagnate da canti e balli italiani si festeggia con cibo prettamente italiano. È stato nel Carnevale 2025 che Marisa e il Dott. Charles Gambino hanno indossato gli abiti delle due maschere più tipiche d’Italia, rispettivamente Pulcinella e Arlecchino. Marisa Cipriano ci rammenta che in un “Festival della Canzone italiana” a Long Island ha conosciuto la Presidente AIAE, Association Italian Americans Educators, Josephine Buscaglia Maietta, giornalista e Host Producer della trasmissione radiofonica “Sabato Italiano” di Radio Hofstra University di New York. La Presidente è fervida amica della Maietta e della trasmissione 5 volte “I premio Award Radio in the world”. Tramite la sua Associazione sostiene il Columbus Day in New York e la figura di Cristoforo Colombo. Insiste affinché il grande navigatore venga studiato nelle scuole, che non venga dimenticato come simbolo di tanti italiani in America. Siamo all’epilogo della nostra intervista, ma non possiamo esimerci dal chiedere alla nostra intervistata cosa vorrebbe dire ad una famiglia che dall’Italia vuol emigrare in USA. Con la calma che la contraddistingue rimarca di non mollare mai, di non sentirsi mai inferiore a nessun altro popolo, perché l’Italia è storia, ricca di storia. Rievoca, infine, le parole di suo papà ai parenti irpini: “Mi sono dimenticato l’italiano, ma non conosco del tutto l’inglese”. Questo il motivo per il quale in famiglia parlava in napoletano, proprio perché la lingua napoletana è patrimonio culturale dell’umanità. Si rivolge ora, agli italiani all’estero, in particolare agli italoaustraliani, implorandoli a non scordare le proprie origini e tradizioni. Le piace viaggiare ed andare ogni anno in Italia, che come una calamità attrae lei ed il marito.
Le ultime parole prima di lasciarci: Oh Italia, oh italiani, vi voglio tanto bene!




