
Un grande personaggio dal cuore d’oro, un uomo di grandi energie, tutto per il bene e la fratellanza. Uomo poliedrico, grande lavoratore, con l’istinto per gli affari, intellettuale e conoscitore della psicologia umana. Profondo senso di italianità, unito all’Unione internazionale dall’Italia, all’America fino all’Australia.

In un freddissimo pomeriggio di Gennaio stiamo intervistando dal Queens, su Zoom-Web, un personaggio italoamericano dalla personalità multiforme. Il suo nome di nascita è Giuseppe, nome americanizzato dal papà quando dall’Italia con la famiglia si era trasferito. Nato a Partanna ( prov. Trapani), vissuto nell’isola fino al 1968, quando a causa del terremoto del Belice, era emigrato negli USA. Un bel signore, occhi profondi, uomo di rispettosa età, sguardo da intellettuale, sicuro e deciso. Si mostra felice di fare la nostra conoscenza e di potersi fare conoscere dai lettori delle testate internazionali, che lo leggeranno. Si apre confidenzialmente, come vecchi amici, incominciando dal primo periodo, quello della fuga dal terremoto del Belice. Momenti concitati, ci rivela, un freddo che “gelava l’anima”, dove il pater familias imponeva di fuggire lontano. Attimi frenetici in una notte fredda, che sembrava senza scampo. I suoi occhi rammentano con improvviso dolore due palazzi come uniti, piegati l’un contro l’altro. Terrore, sgomento e poi una folle corsa per andare lontano da quel luogo tanto amato e in quei giorni maledetto. Fuori dal paese, il papà aveva preso un tendone e la mamma Paola, dopo quella notte, sembrava come morta. Aiuti, aggiunge, con il contagocce e in ritardo. Come in un flashback, sono tante le immagini, i ricordi. Una storia, come un romanzo autobiografico, ricca di brutte e imponenti sensazioni, con un giovane che doveva diplomarsi, che sognava l’Università, che non avrebbe mai abbandonato la terra di suo padre. Nonno Matteo era riuscito appena a fare le scuole elementari, perché a sette anni aveva perso il papà. Trapela un groppo alla gola: Joe sospira e inghiotte quel fardello amaro…pensando al papà. Il nonno Pino aveva un fratello, lo zio Angelo, che lavorava nelle mine e poi era passato nell’esercito americano per ottenere la cittadinanza americana, continua nel racconto. Da lì l’Ambasciata pian piano consente il richiamo a tutta la famiglia. Da Partanna, sopra un camion giungono a Messina e si imbarcano nella nave “Queen Annamaria” di linea greca, con un lungo viaggio di 12 giorni. Un mare incredibile, tanto che mamma Paola non era mai uscita dalla cabina. Prima e breve fermata nel nord del Canada. I vestiti leggeri facevano contrasto con i 3 metri di neve, che Joe non aveva mai visto. Batteva i denti e sperava di arrivare presto.Poi ancora il freddo di New York e finalmente a casa, con 11 persone in 4 stanze, tanto che si dormiva ovunque. Era dopo Natale era attratto dai cartelli con su scritto “Sale”, saldi. Non conoscendo la lingua pensava al sale italiano, che poi gli venne chiarito il significato. Fatidico è stato anche l’incontro con la bella moglie Nina. Era arrivata in America a 8 anni, con origini siciliane di Bauscina (prov. Pa). Fatidico il loro incontro. Era stata la parrocchia di San Giuseppe ad organizzare una gita a Washington. Lui, eclettico, raccontava barzellette. Era il periodo che si fumava ovunque. Particolare simpatico fu che in gita Joe accese un accendino , mentre Nina spense la fiamma. In gergo sicily il significato era che la ragazza gli avrebbe dovuto dare un bacio, ma la risposta inaspettata fu uno schiaffone di Nina. Da qui parte poi una forte passione ed un grande amore, che si concluderà con un matrimonio di 54 anni. Matrimonio felice, coronato dalla nascita di 3 figlie: Paola, hair stylist bravissima, con 2 figli maschi di 26 e 21 anni; Margherita, lavora per una società farmaceutica e Assistente personale del Responsabile; Cristina, Pasticcera d’élite per torte in stile Francese ed ha lavorato per i locali d’alta classe degli States, ora anche Personal Trainers. Joe ricorda che in principio faceva il pizzaiolo in 4 pizzerie, prima di mettersi in proprio. Cambia lavoro come tubista, meccanico per le caldaie, lavoro che lascia. Poi smistava la posta per la compagnia, dove lavorava la moglie e gli diedero la possibilità per tre sere alla settimana di frequentare l’Università, tutto a spese loro. Poi nel 1975 si mette in proprio in un locale chiamato “Carrettino pizza”, da lì un secondo locale con l’amico Bruno “Mr. Bruno Pizza”. Tutto andava bene, ma lavorando per 7 giorni non vedeva mai la seconda figlia. Sceglie la famiglia e vende tutto. La famiglia ha contribuito in parte a sanare le ferite per la lontananza dalla Sicilia. Nelle vicinanze di casa c’era il fratello di una compagna di scuola di Nina. Si organizzavano serate e tramite Luciano Saladino conosce la Host Producer, giornalista, conduttrice della trasmissione radiofonica “Sabato italiano” di Radio Hofstra University di New York, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, italoamericana di Castelvetrano e Presidente “Association Italian American Educators”. È bellissimo per lui essere stato ospite radiofonico del Sabato Italiano. I suoi ricordi vanno quando Joe ha venduto tutto. Dall’ ’80 fino ad oggi fa l’immobiliare da circa 45 anni. Nel frattempo aveva comprato un mini market, vendendo prodotti italiani a Manhattan. È stato lì che fu messa una macchinetta della lotteria e Joe, avendo compreso che sarebbe stato un affare, fa gli esami per essere assunto. Prima rifiuta, ma dopo 1 anno manda un fax per essere utilizzato, cosa che avviene dopo un colloquio. Il suo bagaglio culturale, lo studio della filosofia, pedagogia e psicologia gli ha fatto capire la gente e fatto percepire il senso degli affari. La vera svolta è stata nel 2000, quando è entrato a far parte della Massoneria, facendogli conoscere una miriade di persone in tutto il mondo, essendo stato maestro di loggia per tanti anni. Il suo consiglio per chi vuole partire per l’America: Se vuoi fare successo preparati a lavorare 24 ore al giorno. Della Sicilia gli manca prendere un caffè e sentire l’odore del mare. Ricorda dall’Italia, all’Europa, all’America fino all’Australia agli italiani all’estero di non dimenticare la nostra terra, di essere orgogliosi della madre patria e mai dimenticare da dove si è giunti.



